Il pecorino romano, tesoro sardo

Dopo avervi raccontato della rivolta dei pastori sardi, oggi entriamo nel particolare raccontandovi delle origini di questo patrimonio italiano. Un formaggio che affonda le sue origini nell’Impero romano e che da decenni è diventato anche patrimonio sardo. 

Origini millenarie

Il pecorino romano è sicuramente uno dei formaggi che la storia umana ricordi, con testimonianze che risalgono fino alle origini di questo paese. Come si evince dal nome, infatti, è fortemente legato alla tradizione pastorale del Lazio, la quale vede a sua volta le proprie origini con quelle di Roma. Gli stessi Romolo e Remo praticarono a lungo la pastorizia e non è detto che non conoscessero già questo particolare formaggio.

PecorinoIl ruolo del pecorino fu poi di estremo rilievo nel mondo romano. Infatti, oltre ad essere celebrato da personaggi del calibro di Plinio il Vecchio e Marco Terenzio Varrone, divenne anche uno degli alimenti base della dieta del legionario. Grazie alle sue incredibili proprietà nutritive, diventava un preziosissimo alleato in tempo di guerra, fornendo ai soldati la dose proteica necessaria. 

Una incredibile trasformazione

Nel corso dei secoli divenne un vero e proprio patrimonio nazionale, vero e proprio certificato di lazialità. Il cambiamento più importante in assoluto avvenne però nel 1884 quando Leopoldo Torlonia, allora sindaco di Roma, vietò la salagione del formaggio nella capitale. Questo fu un vero e proprio disastro per molti produttori caseari, i quali vennero costretti a spostarsi in luoghi più adatti alla propria produzione.

PecorinoLa maggior parte di questi optò per la drastica soluzione di spostarsi in Sardegna, terra in cui da secoli si produceva uno delle poche varietà di latte adatte a questo pecorino. Infatti, affinché sia considerabile DOP, il latte, i fermenti lattici e gli agnelli da cui viene preso il caglio, devono essere tutti autoctoni sardi, laziali o della provincia di Grosseto. Ad oggi il 97% del pecorino romano avviene in Sardegna, dove ha sede anche il consorzio per la sua tutela. Il 70% di questo formaggio viene venduto poi in Nord America, mercato in cui gli States rappresentano il primo cliente in assoluto. Seguiteci sulla nostra pagina Facebook e Instagram, ogni giorno il vostro Diary of Slow Living.

 

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