Troppo spesso l’uomo non sa apprezzare i tesori a lui vicini, aspirandone di lontani e, talvolta, spogli. Oggi vi vogliamo parlare delle paludi e del loro impatto fondamentale per la sostenibilità del pianeta. Una risorsa da preservare e di cui l’italia è strabordante.

Convenzione di Ramsar

Storicamente osteggiate dall’intera umanità a causa della loro malsanità, paludi ed acquitrini hanno avuto la loro rivalsa il 2 febbraio 1971 grazie alla convenzione di Ramsar. Tale trattato intergovernativo poneva le basi per la preservazione di luoghi tanto fondamentali per la vita e l’ecosistema, ponendoli di fatto sotto una luce nuova. Finalmente, infatti, venivano visti per il loro vero apporto che donano a tutto l’ambiente circostante, una vera e propria culla della vita. Sono esclusivi di questi luoghi, ad esempio, specie come anfibi, ninfee, oltre che moltissimi pesci di fiume e diversi rettili. La Convenzione di Ramsar è riuscita a porre tutti questi sotto una lente d’ingrandimento, riuscendo così a mostrare al mondo, e all’Italia, i tesori preziosi che qui si celano.

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Palude Pollini di Arsago (VA)

In Italia

Il Bel Paese è storicamente uno dei membri più attivi di questa convenzione, non facendo mai mancare il proprio apporto fin dal lontano 14 aprile 1977. Il nostro paese è anche uno dei più presenti, con un totale di ben 56 siti, di cui 29 nel Nord Italia. Lo stato con più siti è però il Regno Unito che comanda la classifica con ben 175 località seguito dal Messico che, con ben 142 siti, aspira a superarlo in classifica. Quali sono però i nostri tesori italiani? Nei prossimi giorni vi mostreremo tutte le paludi e acquitrini della Convenzione di Ramsar, Seguiteci sulla nostra pagina Facebook e Instagram, ogni giorno il vostro Diary of Slow Living.

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Palude Vuarbis a Cavazzo Carnico (UD)