A partire dal 2013 H&M ha lanciato una iniziativa per la raccolta di abiti dismessi al fine di frenare, o almeno limitare, l’esorbitante quantità di capi usati che finiscono ogni anno nella spazzatura. Si pensa che ammonti a 767.000 tonnellate di tessuto di vario genere ciò che rimane del cambio abiti a livello globale e che l’ambiente deve assorbire. La maggiore catena di fast fashion al mondo – come non vederci una parte di responsabilità? – per fortuna sta cercando di rimediare con diverse iniziative lodevoli. Tra queste, già il programma entro il 2020 di vendere capi realizzati solo con cotone biologico, quindi sostenibile.

Gli abiti usati, raccolti e conferiti nei negozi H&M in tutto il mondo, prendono diverse vie. Se malconci, aziende specializzate ne recuperano il tessuto per riciclarne la fibra per nuove collezioni; se ancora in buono stato, prendono la via dei negozi vintage, o dei mercati dei Paesi in via sviluppo per un secondo utilizzo.

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Il processo è lungo, come ogni situazione che si è incancrenita da decenni, ma confidiamo nella lungimiranza e nella serietà degli svedesi che sembrano davvero impegnati in questo progetto di moda sostenibile per “chiudere il cerchio”, tanto da avere anche lanciato sul mercato da poco più di un mese la H&M Conscious Exclusive Collection: una collezione di pantaloni, vestiti, accessori realizzati interamente in fibre da materiali riciclati: plastica marina per il BIONIC®, fibre dal legno per il LYOCELL, cotone riciclato. Testimonial e madrina dell’operazione la modella russa Natalia Vodianova, da anni impegnata nella promozione di una moda rispettosa dell’ambiente.

Insieme possiamo #chiudereilcerchio.

pg