Ne avevamo già parlato del LDA (Lexus Design Award), plaudendo al progetto di un trio di designer giapponesi che avevano sviluppato dei prodotti dalle alghe agar-agar perché sostituissero la plastica nei molteplici usi quotidiani: packaging alimentare, confezioni varie, materiali edili, con il miracoloso vantaggio di essere completamente biodegradabile. Questo accadeva l’anno scorso, mentre la competizione internazionale va avanti dal 2013, rivolgendosi ad una nuova generazione di designer innovativi provenienti da tutto il mondo con l’univoco obiettivo di migliore il mondo.

E pare che di giovani designer ben intenzionati sia pieno il mondo, per fortuna. L’edizione 2017 del Lexus Design Award infatti ha raccolto 1.152 iscrizioni da parte di designer provenienti da 63 paesi diversi, secondo il tema creativo “Yet”. Un avverbio che unisce concetti contrastanti senza però implicare necessariamente un compromesso, piuttosto uno stimolo a fare incontrare gli opposti per creare armonia e spingersi verso limiti sempre nuovi e sfidanti. Dal contrasto, dalla volontà di accordare ciò che apparentemente è agli antipodi, nascono dopotutto anche i migliori avanzamenti sociali, superando intolleranze e quindi generando arricchimento e maggiore benessere per tutti, un concetto che dovrà valare anche per il design dell’immediato futuro. Ma vediamo, all’atto pratico, come si sono svolte le selezioni di un così considerevole gruppo di concorrenti. Nel novembre 2016 una giuria composta da designer e mentori di caratura internazionale si è riunita per valutare i candidati, scegliendo i 12 finalisti al termine di un’attenta discussione. Da questi sono stati ulteriormente selezionati 4 designer che guidati dai mentori Neri & Hu, Max Lamb, Elena Manferdini e il gruppo di architetti Snarkitecture hanno permesso la realizzazione dei prototipi.  I progetti dei quattro finalisti verranno esposti nello spazio Lexus allestito al Salone del Mobile di Milano accanto alle presentazioni dei progetti su pannello degli altri otto finalisti.

I 4 progetti selezionati sono:

  1. Having nothing, and yet possessing everything: una valigia doubleface, utile internamente quanto esternamente, la possono usare benestanti e meno abbienti. Designer Ahran Won (Corea).
  2. Pixel: un’idea, un concetto più che un progetto fisico. Qui lo “yet” si nasconde tra il gioco di luce e ombra, un elemento di arredo (forse) che fa godere della poesia di entrambi. Designer Hiroto Yoshizoe(Giappone).
  3. Players’ Pflute: qui siamo proprio nel nostro. Si tratta di uno strumento musicale ricavato da un ortaggio, i bambini imparano e apprezzano la musica, divertendosi e costruendo un’intera banda musicale scegliendo tra frutta e verdura. Piace soprattutto per il doppio messaggio educativo, non meno importante, relativo all’alimentazione salutare. Designer Jia Wu (Cina).
  4. Structural Color—Static Yet Changing: Per questa designer americana, YET è il luogo in cui si incontrano elementi opposti. Ecco quindi che propone una superficie che appare in un determinato modo, in un determinato momento e che poi si riveli sempre nuova. Una mutevolezza che garantirà longevità al prodotto e un rapporto quasi emotivo col consumatore che potrà intervenire direttamente nel mutamento. Designer Jessica Fügler (USA).

Il vincitore sarà nominato, e premiato, lunedì prossimo, 3 aprile e godrà della visibilità internazionale che offre una manifestazione fondamentale per il design come il Salone del Mobile di Milano (4-9 aprilre). Ve ne daremo conto.

Info: lexus.it

pg