La patata, questo ortaggio che tutti danno per scontato e che viene relegato come contorno dei piatti principali, addensante di vellutate e passate di verdure, riempitivo delle farce delle paste ripiene, e così proseguendo di declassamento in declassamento, racchiude invece una storia affascinante e virtù poco conosciute.

Inutile ricordare il ruolo fondamentale per la sopravvivenza delle popolazioni in occasioni di scarsità di cibo durante guerre, calamità e scarsi raccolti. Certo la patata, come altri ortaggi, nell’ultimo periodo, sta recuperando terreno in visibilità e status nelle cucine di tutti, siano essi casalighe e casalinghi o chef stellati.

Ma partiamo dalla sua storia, alquanto rocambolesca.

La patata è stata portata in Europa, da Cristoforo Colombo, direte voi? Sbagliato! Dobbiamo l’introduzione in Europa di questo importante tubero a Francisco Pizarro, condottiero spagnolo che conquistò l’attuale Perù a spese della popolazione Inca. Insomma, fece più danni che altro.

Le patate appartengono alla famiglia delle solnaceae e sono ricchissime di nutrienti: vitamine del gruppo B, vitamina C pari quasi a quella dei pomodori, e poi sali minerali quali potassio, ferro, fosforo, magnesio.

Se il vostro consumo di patate non è solo quello sotto forma di “fries”, fritte quindi, non sono ipercaloriche, fornendo circa 80 kcal ogni 100 grammi, assicurando un senso di sazietà maggiore rispetto a pane e pasta.

In Italia, incredibile ma vero, nonostante i diversi Presidi Slowfood, la patata più prelibata è coltivata in Sila, nell’entroterra montuoso della Calabria.

Il notevole sbalzo termico che subisce in montagna, ispessisce la buccia, rafforzando le difese contro gli attacchi di batteri e insetti. La “Patata della Sila” contiene una percentuale di amido superiore alla media, ciò la rende più nutriente e soprattutto più gustosa rispetto alle altre varietà italiane.

Altro che peperoncino di Soverato.

Info: patatadellasila.it

pg