shapeimage_3Lungo la costa sud-orientale della Sicilia, è possibile esplorare la Riserva naturale di Vendicari, una spettacolare Fauna selvatica ricca di stagni, paludi, spiagge e vecchie saline. Per visitarla senza contaminare il territorio utilizziamo la bicicletta.

Partendo dalla stazione di Noto, si sale verso la città.
Girare a destra al primo semaforo seguendo le indicazioni per Pachino;
dopo il ponte sul fiume Asinaro, proseguire per Calabernardo.
Subito dopo aver imboccato la strada per Calabernardo, svoltare a destra per una via secondaria che sale l’ultima cinta collinare prima della costa e si dirige verso il sito dell’antica Eloro.
Si attraversa la fertile campagna di Noto, purtroppo intaccata dalla costruzione dell’autostrada per Gela. A un tratto si giunge in prossimità della Colonna Pizzuta (2) (vi arriva, verso sinistra, uno stradello sterrato, in pochi minuti). Si tratta di un alto monumento funerario di età ellenistica, impostato su una platea rettangolare.
Durante il percorso si fa tappa al sito archeologico di Eloro (3), città siracusana della fine dell’VIII sec.a.C., con il tempio di Demetra e alcune parti della cinta di mura.
Ci si sposta verso l’entroterra per raggiungere il ponte sul fiume Tellaro lungo la provinciale per Pachino. Dopo il ponte la strada accosta la dismessa ferrovia Noto-Pachino, aperta nel 1935 per lo smercio dei prodotti vitivinicoli della zona e chiusa nel 1985. Dopo il cippo del km 6, utilizzando il ponticello che scavalca la linea, seguire la vecchia parallela carrabile che, ben presto, lambisce l’ex-stazione Roveto-Bimmisca.

Più avanti si confluisce sulla stradina che, verso destra, conduce all’ingresso della riserva di Vendicari (4). Un filare di eucalipti accompagna il visitatore che, parcheggiata la bicicletta, può usufruire dei vari percorsi naturalistici segnalati. Uno dei più suggestivi conduce, sul bordo della duna litoranea, fino alla tonnara settecentesca e alla torre Sveva, un tempo e fino al 1693 (anno del terribile terremoto che colpì Noto e dintorni) adibita al controllo dei traffici granari in partenza dal porto di Vendicari. Un secondo sentiero, di più ampia gittata, tocca gli osservatori faunistici del Pantano Roveto e manda alla cittadella dei Maccari con i ruderi di un insediamento di età bizantina con una chiesuola a pianta quadrata e tre absidi. Un terzo, verso nord, arriva fino alla solitaria Calamosche, fra basse scogliere. Ma su tutto s’impone la presenza degli animali, soprattutto dei volatili migratori in transito da e per l’Africa. Nelle pozze d’acqua dolce vive la tartaruga palustre, mentre sulla bianchissima rena costiera si segnala ancora, seppur rara, la nidificazione della testuggine marina. Spettacolare e frequente il volo del falco di palude nell’atto di perlustrare le acque alla ricerca di prede.

Il percorso di ritorno alla stazione di Noto può avvenire per un tracciato in parte diverso. Di nuovo raggiunta la provinciale per Pachino, la si attraversa per proseguire lungo la strada di S. Paolo. Dopo appena un chilometro si lascia l’asfalto e si piega a destra per una strada campestre bordata da una lunga teoria di muretti a secco. Carrubi, ulivi e mandorle fanno a gara nell’abbellire il paesaggio. Svelte upupe si lanciano da un albero all’altro irridendo i nostri lenti movimenti. In fondo a questa strada si perviene alla villa romana del Tellaro (5) (in restauro, 2003), formata da un complesso di ambienti posti attorno a un peristilio quadrato. In uno di questi è stato rinvenuto un mosaico con scene di caccia (IV sec. d. C.), dai soggetti affini a quelli più celebri di Piazza Armerina. Subito oltre la villa, la strada sbocca sulla provinciale Pachino-Noto, già percorsa all’andata, lungo la quale si può fare ritorno alla stazione ferroviaria.